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a cura di Luca Torrini (Luca.Torrini@studenti.ing.unipi.it)


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Comete e sciami meteoritici

Come abbiamo già detto, le comete sono soggette a rapido decadimento: ciò si può comprendere facilmente se si pensa alla perdita di gas e polveri in occasione dei passaggi al perielio.

Quindi si presume che la vita di una cometa non possa superare alcune centinaia di rivoluzioni e che perciò abbia una durata che varia tra 10000 ed 1 milione di anni, per le comete classificate come periodiche. A poco a poco la cometa, nei suoi passaggi vicino al Sole, esaurisce le proprie riserve di gas divenendo dopo ogni apparizione sempre meno luminosa finchè si riduce ad un insieme di "sassi" che, per l’azione gravitazionale e per il forte riscaldamento del Sole, lentamente si disperdono lungo l’orbita della cosiddetta "cometa madre" riducendosi ad uno sciame di particelle. In questo modo, quando la terra nel suo moto di rivoluzione, incrocia l’orbita di una di queste comete disintegrate, alcuni di questi "sassi" penetrano nell’atmosfera terrestre dando origine alle piogge di stelle cadenti e alle meteore che cadono al suolo. La loro luminosità è dovuta al fatto che la loro energia cinetica si trasforma, a causa dell’attrito con l’atmosfera terrestre, in calore e luce, mentre le particelle dell’atmosfera vengono ionizzate dando luogo alle caratteristiche scie luminose.

Il primo a stabilire scientificamente la relazione comete-sciami meteorici fu G. Schiaparelli intorno al 1866-1867; in alcune lettere ad Angelo Secchi infatti, il grande astronomo di Brera paragonava gli elementi orbitali della cometa 1862 III, la P/Swift-Tuttle, con quelli dello sciame delle Perseidi e ne dimostrava la loro pratica identità.