a cura di Gabriele Turini (gabrieleturini@tiscalinet.it)
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Quasar
Quasi-stellar
radio source
A cura di Tanja Agostini e Turini Gabriele -
Associazione Astronomica Isaac Newton
I quasar sono gli oggetti celesti
più lontani che conosciamo, possiamo immaginarli come una sorta
di fari che brillano ai confini dell'universo. La
loro emissione è sempre molto intensa e presenta un elevato red-shift
( spostamenti spettrali verso il rosso ) che ne indica la
natura cosmologica. La luce dei quasar viene assorbita
da diversi corpi celesti ( galassie, nebulose, gas di spazi intergalattici,
... ) prima di giungere fino alla Terra. Il modo in cui la luce
dei quasar viene assorbita ci dà indicazione sugli oggetti cosmici
che esistono lungo il percorso della sua radiazione.
COME SONO STATI SCOPERTI ?
Dopo la seconda guerra mondiale
potenti radiotelescopi hanno permesso di individuare accanto alla radiazione di
fondo, che giunge sulla terra da tutte le direzioni dello spazio, delle sorgenti
radio " discrete ": cioè ben definite nello spazio e con
intensità di radiazione nettamente superiore a quella di fondo. Tuttavia
mancava l'identificazione di una natura ottica di questi potenti emettitori di
onde radio e per tale ragione furono erroneamente interpretati come sorgenti
oscure localizzate all'interno della nostra galassia. Soltanto
nel 1960 dal lavoro integrato di Maarten Schmidt e Tom Matthews, in soli due
anni furono identificate cinque sorgenti radio con altrettanti deboli oggetti
luminosi: mentre Matthews determinava con estrema accuratezza la posizione delle
principali radiosorgenti Schmidt ne ricercava la controparte ottica per mezzo
del telescopio di Monte Palomar ( i tempi di esposizione necessari ad
impressionare le lastre fotografiche erano di 5 - 10 ore ). Una
tra queste cinque sorgenti luminose, il 3C273, grazie all'occultazione lunare
dell'aprile 1962 era stato osservato nel radio con un elevato grado di
risoluzione: furono individuate due componenti separate di alcune decine di
secondi d'arco corrispondenti a livello ottico, sulla lastra fotografica, a due
getti di materia allungati e debolmente luminosi. Tra di essi Schmidt notò una
stellina di tredicesima magnitudine e pensò ad una tipica stella di campo
capitata nella direzione di osservazione. Lo spettro di questa però non
corrispondeva minimamente a quello di una qualsiasi stella, le righe misteriose
di questo spettro coincidevano con quelle dello spettro dell'idrogeno
considerato un red-schift di 0.16, cosa impossibile per una stella di
tredicesima magnitudine.
E' così che è stato scoperto il primo
quasar!
IMPORTANZA DEI QUASAR IN COSMOLOGIA
Quasar e soprattutto lo loro
collocazione ai confini dell'universo ha La scoperta dei messo in crisi la
"teoria dello stato stazionario" che dominava negli anni cinquanta
sessanta. Come spiegare infatti la presenza di questi oggetti in zone remote
quando completamente assenti in prossimità della nostra galassia? In un
universo così simmetrico, invariabile nel tempo e nello spazio una simile
eterogeneità non può indubbiamente essere compresa e spiegata. Così se i dati
osservativi sull'espansione dell'universo, già all'ora rilevati, erano stati
adattati alla teoria della stazionarietà ipotizzando una continua e spontanea
creazione di materia (unico modo perché la densità media del cosmo si
mantenesse costante) l'esistenza e
localizzazione dei quasar solo a grandi distanze indicava senza dubbio che
l'universo lontano è diverso e più vecchio da quello attuale. I quasar sono un
utile strumento per esplorare lo stato della materia intergalattica. La
luce proveniente dal quasar per arrivare alla Terra deve attraversare galassie,
nebulose, .. Durante tale viaggio la materia presente assorbe parte
della radiazione luminosa così dall'analisi delle lunghezze d'onda mancanti
nello spettro del quasar si identifica la natura della materia stessa. Poichè
l'assorbimento dipende anche dalla densità della materia si definiscono la
consistenza degli oggetti cosmici incontrati. Nello spazio intergalattico la
densità è così bassa da trascurare gli urti con cui normalmente la materia
disperde l'energia assorbita(questo è quello che avviene nelle galassie in cui
c'è maggiore densità), le molecole eccitate dalla radiazione proveniente dal
quasar possono solo riemettere il fotone assorbito o più fotoni a frequenze
più basse (diseccitazione per stadi successivi). Nel primo caso si ha una
variazione nella direzione di provenienza della luce (scattering risonante),
nel secondo si parla di fluorescenza dovuta alla conversione di fotoni ad alta
energia in fotoni a bassa energia. Osservando
da una grande distanza una sorgente luminosa puntiforme con interposizione di
una nube di molecole o atomi lo scattering diminuisce il numero di fotoni
diretti verso l'osservatore e l'effetto è del tutto simile ad un assorbimento;
questo è ciò che accade con i quasar e in questo senso essi sono utili per lo
studio della natura delle nubi intergalattiche. Sulla
base delle righe di "assorbimento", in realtà prodotte dallo
scattering si sono formulate due ipotesi sulla natura delle nubi
intergalattiche. La prima le individua come residui delle perturbazioni
primordiali da cui avrebbero avuto origine le stesse galassie, come residui di
ampiezza insufficiente per condensare in galassie; l'altra indica una loro
formazione posteriore a quella delle galassie a seguito di fenomeni di
turbolenza che hanno costretto gas residui in addensamenti incapaci di
collassare in nuove galassie o di disperdersi. L'effetto lente gravitazionale
ci consente di ricevere due o quattro immagini dello stesso quasar.
Questo fenomeno fisico ci consente da un lato di esplorare le immediate
vicinanze delle nubi intergalattiche (sembrano avere grandi dimensioni:
uguali o maggiori della nostra galassia) e dall'altro di valutare l'età
dell'universo. Come noto dalla Teoria della Relatività di Einstein lo
spazio viene incurvato, distorto dalle forze di gravità delle stelle, galassie,
buchi neri, .... Di conseguenza la luce viene deviata, proprio come nel
passaggio attraverso una lente, e giunge fino a noi a tempi e angolazione
diverse dando più immagine dello stesso quasar. Sappiamo che l'età e la
densità dell'universo sono strettamente correlate al valore della costante di
Hubble (proporzione tra velocità di
allontanamento delle galassie e loro distanza dalla terra) che viene
continuamente modificato da nuove osservazioni. Osservare lo sdoppiamento di
un quasar per effetto di una lente gravitazionale è un metodo per il calcolo
della costante di Hubble: i fasci di luce deviati, ad esempio dalla presenza
di una galassia lungo il percorso quasar - Terra, giungono sfalsati rispetto ai
fasci di luce che dal quasar, passando lontani dalla galassia, non ne risentono.
Misurando lo sfasamento temporale della luce e l'intensità delle forze
gravitazionali che lo determinano si può calcolare la costante di Hubble. Es.:
la doppia immagine del Q 0957+561 ha uno sfasamento di 410 - 540 giorni; la
costante di Hubble calcolata risulta pari a 30 - 70 e ne consegue un età
dell'universo compresa fra i 33 e i 9 miliardi di anni. Per calcoli più precisi
sono necessari molti dati e quindi lunghi tempi di osservazione che consentano
di raccoglierli. La distribuzione degli
spostamenti nell'ultravioletto dello spettro dei quasar ci permette di avere
un'idea sulla struttura ed evoluzione del primo universo: i
grandi red-schift non solo rendono gli spettri dei quasar unici rispetto a tutti
gli altri oggetti astronomici, ma interpretandoli come conseguenza
dell'espansione dell'universo (ipotesi cosmologica) ci fanno inequivocabilmente
pensare ai quasar come oggetti estremamente lontani ed in questo senso essi
costituirebbero una finestra sull'universo ai tempi di uno o due miliardi di
anni dopo il big bang. In sostanza analizzando numero, larghezza e lunghezza
d'onda delle linee di assorbimento si può avere un'idea dell'evoluzione del
cosmo e della sua struttura.
IPOTESI COSMOLOGICA
Interpretare il red-schift come
conseguenza dell'espansione dell'universo significa relazionare direttamente lo
spostamento nell'ultravioletto con la distanza del quasar. In quest' ottica i
quasar sarebbero oggetti estremamente lontani. Questa ipotesi è facilmente
comprensibile se si pensa che già settanta anni fa con i primi grandi telescopi
si era rivelata la tendenza della luce di galassie lontane ad essere spostata
nell'ultravioletto dello spettro. Quindi come per le galassie maggiore è la
lontananza tanto più grandi sono il red-schift e la velocità di
allontanamento, anche per i quasar gli enormi spostamenti nel rosso sono diretta
conseguenza della grandissima distanza. Tuttavia
la straordinaria luminosità unita alla variabilità nel breve periodo (giorni)
di questi oggetti ha permesso la formulazione di un' ipotesi secondo cui i
quasar sarebbero relativamente vicini. Tale
ipotesi conosciuta come ipotesi "Doppler-locale" suggerisce che
i quasar siano oggetti scagliati fuori dal centro della nostra galassia ad alta
velocità: il red-schift sarebbe diretta conseguenza dell'effetto Doppler e gli
oggetti in questione avrebbero origine locale; in termini di distanze anzichè
di miliardi si tratterebbe di pochi milioni di anni luce per cui l'energia
realmente emessa sarebbe molto minore. Ma come spiegare che tutti i quasar
osservati siano stati espulsi dalla nostra galassia? In sostanza perchè le
galassie nelle nostre immediate vicinanze non si sono comportate nello stesso
modo? Non sono mai stati trovati quasar che si dirigano verso di noi(avrebbero
uno spostamento della luce nel blu). Un'ipotesi
più plausibile è quella secondo cui i quasar sarebbero oggetti di enorme massa
compressa in un volume piccolissimo. La luce per fuoriuscire da simili oggetti
dovrebbe avere una elevata energia gravitazionale e ciò spiegherebbe il
red-schift. Le masse necessarie perchè si verifichi un simile fenomeno
(calcolate sulla base delle righe spettrali di alcuni quasar) sarebbero così
enormi da dover ipotizzare delle distanze tra gli stessi quasar di almeno un
miliardo di anni luce perchè la densità del cosmo si mantenga costante. Secondo
quanto detto l'ipotesi più plausibile sembra essere proprio quella
cosmologica, il fatto che oggi non si riesca a spiegare l'enorme emissione
di energia unitamente ad una fluttuazione nel breve periodo ( problema che si
ritrova anche per le galassie di tipo N e quelle di Seyfert ) non ci autorrizza
a mettere in discussione le caratteristiche e la distanza dei quasar (proprio
come non mettiamo in discussione la distanza delle sopra citate galassie).
LO SPETTRO DEI QUASAR E NUOVE
CONOSCIENZE SUL PRIMO UNIVERSO
Lo spettro dei quasar è
caratterizzato da righe di idrogeno ed altri elementi come azoto, ossigeno,
carbonio variamente spostate nell'ultravioletto. Queste righe di emissione,
solitamente intense, si presentano tal volta piuttosto larghe e ciò è indice
di elevate velocità dei gas che circondano il quasar stesso (fino a 10000
Km/sec). Le intensità delle righe rilevano calori dei gas nettamente superiori
a quelli delle normali nebulose e come la sorgente irradiante al centro del
quasar sia differente da una normale stella. Caratteristica fondamentale è la
riga Lyman-alfa dell'idrogeno atomico che si trova spostata di volta in volta di
diversi red-schift: si tratta della riga più intensa dello spettro e quindi è
quella più facilmente rivelata sulle lastre fotografiche di Schmidt. Lo
spostamento verso il rosso noto come valore Z (Z è dato dalla lunghezza
d'onda osservata per una certa riga meno la lunghezza d'onda dell'elemento
corrispondente non deviata nel rosso o l. d'onda di riposo , il tutto diviso per
la l. d’onda di riposo) è usato come riferimento per determinare il tempo
di viaggio della luce giunta fino a noi. Il concetto di universo in
espansione implica infatti che un oggetto con un grande spostamento verso il
rosso venga visto com'era molto tempo fa, Z d'altro canto è anche misura
diretta del fattore di espansione: "la luce di un quasar con un
red-schift pari a tre è stata emessa circa 15 miliardi di anni fa e a quel
tempo l'universo era grande un quarto di come lo è adesso". Verso la
fine degli anni settanta Schmidt rilevò un'interessante proprietà dei quasar
lontani e cioè che essi sono molto più numerosi rispetto a quelli nelle nostre
"vicinanze", ciò suggerisce che qualunque sia il processo di
"nascita" dei quasar questo sia stato particolarmente attivo nel
giovane universo e che oggi sia praticamente ridotto a zero.
ESISTE UN LIMITE NELLO
SPOSTAMENTO VERSO IL ROSSO ?
L'esistenza di un limite nello
spostamento verso il rosso indicherebbe un muro temporale di esplorazione del
passato dell'universo. Il quasar più
lontano finora individuato è il QQ 172; scoperto nel 1973 presenta uno
spostamento verso il rosso di 3.53. L'assenza di oggetti con spostamenti
maggiori in sostanza indicherebbe che gli astronomi sono giunti ad
esplorare i confini dell'universo e la più remota epoca di formazione dei
quasar. Ho detto indicherebbe per il fatto che tutt'oggi si dibatte ancora su
quanto questo limite sia reale o apparente, cioè dovuto a metodi e strumenti di
indagine osservativa del cosmo insufficienti ad andare oltre... Ad esempio in
corrispondenza di uno Z pari a 3.53 potrebbe esserci uno schermo assorbente di
polveri che impedisce l'osservazione di quasar più lontani. E
se il limite fosse reale? Come potremmo spiegare l'eterogeneità dell'universo
nel corso del tempo? Se supponiamo che i quasar abbiano avuto origine come
processi energetici dal cuore delle galassie come correlare i due eventi:
formazione delle galassie e "nascita" dei quasar? Per
tutte queste domande non ci sono che spiegazioni ipotetiche: la logica ci
suggerisce che i quasar si siano formati, in base allo Z di 3.53, 15 miliardi di
anni fa (come non lo sappiamo, forse in una grande esplosione). Combinando gli
spostamenti verso il rosso con le posizioni dei quasar se ne ottiene un quadro
tridimensionale che ci dà notizie sulla struttura dell'universo tra i 13 e i 15
miliardi di anni fa. La distribuzione delle galassie non è affatto omogenea: si
identificano piccoli gruppi, grandi ammassi e regioni del cielo relativamente o
totalmente vuote. I dati di cui disponiamo
oggi indicano che nei primi stadi di formazione dell'universo la materia era
essenzialmente in forma gassosa. Sulla base di quanto detto potremmo immaginare
la formazione di stelle, galassie, ammassi di galassie come il frutto di una
condensazione iniziale di gas che raggiunta un autogravità sufficiente ha
collassato su se stessa. Molti calcoli infatti indicano che una volta che un
corpo gassoso ha iniziato il collasso si ha immediata caduta di materia verso il
centro e rapido aumento della densità. Se supponiamo che la materia in caduta
fosse di dimensioni galattiche è abbastanza naturale immaginare la formazione
di un quasar come un getto di materia in fuga nel centro della stessa galassia.
in questo caso dovremmo trovare una collinearità tra distribuzione delle
galassie e quella dei quasar. Se diversamente pensiamo alla formazione di
quest'ultimi in modo del tutto indipendente dalle galassie le loro distribuzioni
potrebbero essere diverse. I dati attualmente disponibili non ci consentono di
tracciare uno schema fondamentale di distribuzione. L'impiego
dei quasar nello studio dell'universo, della sua storia e struttura ha appena
iniziato a darci le prime risposte. Restano tuttavia aperte molte ipotesi sulla
loro origine, distribuzione e distanza da poter rimettere in gioco ogni cosa.
Abbiamo tanti dati e molti altri ne dovranno essere raccolti prima di poter
formulare univoca teoria sulla loro esistenza che possa dar maggior forza a
tutte le conoscenze che da essi, abbiamo visto, possono derivare.
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