Allessenza femminile, riassunta nel contrasto
primigenio tra fertilità e verginità, è
associata la costellazione della Vergine.
La dea Ishtar (Ashtoret
o Astarte) babilonese è lantesignana della dea
sassone Eostre (Easter in inglese), divinità della fertilità
e della rinascita a primavera, periodo in cui la costellazione
appare più brillante; la festa in onore di Eostre è
allorigine della Pasqua cristiana.
Nellantico
Egitto, questa costellazione era identificata con Iside, con
una spiga di grano in mano o con in braccio il piccolo Horus.
In epoca romana,
i latini vi vedevano la raffigurazione di Dike (o Astrea, la
dea della giustizia), associata alla confinante costellazione
della Bilancia.
La mitologia romana
si ricollega allEtà dellOro, quando la Giustizia
viveva in mezzo agli uomini, sotto il regno di Saturno. A quel
periodo di eterna primavera, in cui gli uomini non avevano bisogno
di lavorare perché la terra produceva spontaneamente
i suoi frutti, seguì lEtà dellArgento,
con Giove sovrano: iniziò il susseguirsi delle stagioni,
gli uomini dovettero faticare per vivere ed iniziarono i contrasti
tra di loro.
La dea Dike, profondamente
delusa, si ritirò lontano dal genere umano, sopra alte
montagne, predicendo agli uomini un futuro ancora più
oscuro. Seguirono, infatti, lEtà del Bronzo e del
Ferro, in cui la malvagità umana non conobbe più
freni. Dike, ancora più disgustata, con le sue ali volò
tra le stelle, da dove, sempre più triste, guardava la
meschinità degli uomini.
Nel mito greco,
la Vergine è associata a Demetra (Cerere per i Romani)
o, ancora più comunemente, a Persefone (Proserpina per
i Romani), sua figlia, rappresentata con una spiga (la stella
Spica) di grano nella mano destra e una foglia di palma nella
sinistra.
Persefone era,
allinizio, chiamata Kore (fanciulla o vergine)
e raffigurava il grano appena spuntato, mentre la madre il grano
maturo, incarnando allegoricamente i due volti della fecondità.
La leggenda narra
che, mentre la fanciulla stava raccogliendo giacinti in un prato,
da una voragine nel terreno emerse, sopra un carro tirato da
cavalli immortali, il dio degli Inferi Ade, il quale rapì
la giovane, conducendola nel suo regno. Demetra, informata dellaccaduto
dal dio Elio (= Sole), disperata abbandonò i Celesti
e, sotto le spoglie di una vecchia, peregrinò a lungo
sulla terra, alla vana ricerca della figlia.
Ma, senza la protezione
di Demetra, la Terra non dava più i suoi frutti. Zeus,
di fronte al pericolo di una carestia, chiese ad Ade di liberare
la fanciulla. Ade, però, disse di averle fatto mangiare
un chicco di melograno (che era il cibo dei morti) per cui Persefone
non avrebbe più potuto andarsene dagli Inferi.
Si giunse tuttavia
ad un compromesso: Persefone avrebbe trascorso quattro mesi,
quelli invernali, con Ade, mentre gli altri otto li avrebbe
trascorsi con la madre, facendo così rinascere la natura,
dopo il freddo e sterile inverno.
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