Vi sono testimonianze del culto del Toro, seconda
costellazione dello Zodiaco, dallAsia allEuropa,
finanche in America (dove, però, veniva identificato
con il Tapiro che popolava le loro foreste).
Simbolo di forza
e fertilità, era celebrato dai Babilonesi, in quanto
circa 5000 anni fa la costellazione segnava il punto del Sole
allequinozio di primavera.
Per i Persiani
il Toro si ricollegava al culto di Mithra, divinità della
luce e della giustizia, rappresentato in cielo da Orione: il
mito narra delluccisione da parte di Mithra del toro Geush
Urvan, dal sangue del quale sarebbero nati tutti gli esseri
viventi. In altre versioni, luccisione del Toro raffigurava
la precessione degli equinozi, e Mithra, identificato con la
costellazione del Perseo, metteva in movimento lintero
universo, uccidendo il Toro e spingendo la Terra nella costellazione
dellAriete allequinozio primaverile. Tracce di questi
miti legati al dio-toro Mithra vi sono anche presso alcuni scrittori
latini, in quanto, al pari di altre religioni misteriche, il
culto di Mithra era assai diffuso ai tempi dellImpero
Romano.
Il mito classico
ha due versioni, entrambe incentrate sugli amori extraconiugali
di Zeus: una riguarda la principessa argolide Io, figlia di
Inaco, dio dei fiumi, laltra invece Europa, figlia del
re di Tiro, Agenore, e sorella di Cadmo, fondatore di Tebe.
Io era sacerdotessa
del tempio di Era; Zeus, innamoratosi di lei, ogni volta che
andava a trovarla, avvolgeva Argo in una nube dorata. Era, però,
scoprì la tresca e Zeus fece appena in tempo a trasformare
Io in una bianca giovenca. Era, tuttavia, non paga, chiese in
regalo lanimale e lo condusse a Micene, custodito dal
mostro Argo dai cento occhi, che non dormiva mai. Zeus chiese
ad Ermes di liberare Io: lastuto messaggero riuscì
a far addormentare Argo alla melodia del suo flauto magico,
cosicché poté decapitarlo e liberare la giovenca.
Ma Era, alla quale
nulla era sfuggito, mandò un terribile tafano a pungere
la giovenca, la quale, resa folle dalle punture dellinsetto,
percorse tutta la Grecia, oltrepassando anche lo stretto del
Bosforo (che significa appunto guado della giovenca), finché
ai piedi del Caucaso trovò Prometeo che le predisse una
prole divina: ella in Egitto avrebbe partorito Epafo, figlio
di Zeus, riacquistando le sue sembianze umane.
Il mito di Io è
spesso citato anche in relazione alla costellazione del Pavone.
Circa Europa, il
mito ci narra che, per conquistarla, Zeus si trasformò
in un toro bianco con una mezzaluna sulla fronte. La fanciulla,
subito ammaliata dallanimale, gli salì sul dorso
e fu trasportata per mare fino a Creta. Dallunione di
Zeus con Europa nacquero tre figli: Minosse, Radamante e Sarpedonte.
Europa, in seguito, andò in sposa ad Asteriore, re di
Creta, che adottò i suoi figli; Minosse, una volta diventato
re al posto del patrigno, fece costruire il famoso labirinto
e un grande palazzo, dove ogni anno venivano celebrate feste
in onore dei tori bianchi, reputati animali sacri.
In un ulteriore
mito la costellazione del Toro si identificherebbe con il bianco
toro amato da Pasifae, moglie di Minosse, dalla cui unione sarebbe
nato il mostruoso Minotauro. Anche questultimo, secondo
altre leggende, sarebbe rappresentato nella costellazione, con
gli occhi resi fiammeggianti di ira da Aldebaran (stella di
colore rosso ed intensamente illuminata).
Più tardi,
in epoca romana, nel Toro si identificava Bacco, il dio del
vino: durante le feste in suo onore, fanciulle danzanti, rappresentanti
le Iadi e le Pleiadi, accompagnavano un toro ornato di fiori.
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