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a cura di Roberta Biagi (segreteria@isaacnewton.it)


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Scorpione (Scorpius)


Circa 5000 anni fa, la stella più luminosa di questa costellazione, Antares, indicava la posizione del Sole all’equinozio d’autunno, e per tale ragione era assai importante per il popolo mesopotamico.

Gli Egiziani inizialmente vedevano nello Scorpione un serpente o un ragno.

In origine, lo Scorpione includeva anche la Bilancia (“Chele dello Scorpione”), che solo successivamente è stata considerata una costellazione a sé stante.

Il mito greco riconduce lo Scorpione alla figura di Orione, dandogli varie versioni. Una di queste ci narra che Orione, validissimo cacciatore, dichiarò di essere in grado di abbattere qualunque animale. Gea, irritata da sì tanta superbia (o, più probabilmente Artemide, dea della caccia, invidiosa per l’abilità del cacciatore), mandò contro Orione un terribile scorpione che lo punse e lo uccise, ma Esculapio (o Asclepio) lo fece tornare in vita. In ricordo di questa storia, le due figure sono presenti nel cielo, ma in posizioni contrapposte, onde evitare che l’animale possa nuocere all’uomo.

Infatti, quando lo Scorpione sorge ad est, Orione, ucciso, tramonta ad Occidente; mentre, quando Orione si alza ad est, lo Scorpione, schiacciato da Esculapio (raffigurato nella costellazione dell’Ofiuco), tramonta ad ovest.

Un’altra versione del mito, dai risvolti più romantici, ci narra di Orione, ottimo cacciatore, amante di Eos, l’Aurora. Questa, per godere più tranquillamente della compagnia dell’amato, lo trasportò a Delo, la sacra isola di Apollo, il quale si irritò per la profanazione. Apollo, inoltre, era preoccupato per l’amicizia di Orione con sua sorella Artemide, accomunati dalla stessa passione per la caccia, e paventava che la dea si innamorasse del mortale. Apollo si rivolse a Gea che, come nel mito precedentemente citato, mandò il letale Scorpione, creatura immortale, per uccidere Orione; questi, per sfuggirgli, si gettò in mare, cercando di raggiungere a nuoto la spiaggia di Delo.

Il dio Apollo, allora, sfidò la sorella Artemide a colpire con un dardo la testa dell’uomo che si stava avvicinando, uomo descrittole come un malvagio che aveva osato violare una delle sue sacerdotesse. Artemide, ovviamente infallibile, uccise, senza saperlo, Orione; accortasi dell’errore, disperata, scongiurò Esculapio di far tornare in vita il giovane, ma Zeus glielo impedì fulminandolo con una saetta. Alla dea non rimase che ricordare Orione nel gruppo di stelle permanentemente inseguite dallo Scorpione.

Nella tradizione Maori, la costellazione dello Scorpione rappresenta l’amo da pesca utilizzato dal leggendario eroe Maui, il quale, mentre pescava nell’oceano, trovò, appeso al suo amo, un pezzo di terra che si divise in due parti, dando origine alla Nuova Zelanda. L’amo si staccò con tale forza dalla terra che volò in cielo, e lì rimase, dove ancora noi possiamo ammirarlo.


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