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a cura di Roberta Biagi (segreteria@isaacnewton.it)


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Acquario (Aquarius)


In svariate culture antiche è presente il mito legato a questa costellazione, con varianti poco consistenti.

I Babilonesi lo associavano ad un uomo che versa acqua, in corrispondenza del loro undicesimo mese (ns. gennaio/febbraio), chiamato la “maledizione della pioggia”.

Per gli Egiziani questo asterismo era conosciuto come “Acqua”, e in esso riconoscevano il dio Api, dispensatore di acque in cielo e terra (credevano che dalle acque, versate da questa figura, provenissero quello del Nilo).

Gli Arabi vi vedevano un mulo con due barili sul dorso, mentre per Atzechi e Toltechi la costellazione rappresentava Quetzalcoaltl, che arrivò in America Centrale dai Mari dell’Est. Questi aveva le sembianze forse di un uccello, o di un serpente o di un serpente piumato: poteva morire e rinascere, ma era anche un re-sacerdote, simbolo di civiltà, colui che aveva scoperto il mais; non pretendeva mai sacrifici umani, ma solo di uccelli, oppure offriva il proprio sangue, praticandosi delle incisioni sul corpo.

Nel mito greco rinveniamo la figura di Ganimede, giovane figlio di Troo (colui che diede il proprio nome alla città di Troia). Ganimede era considerato il fanciullo più bello tra i mortali, tant’è che fu scelto da Zeus che, trasformatosi in aquila, lo rapì. Zeus rese il fanciullo immortale e gli affidò l’ambito ruolo di coppiere degli dei. Zeus, poi, ordinò ad Ermes di donare a Troo due divini cavalli, per compensarlo della perdita del figlio, rassicurandolo sul destino di questi, che sarebbe stato sereno e splendido per l’eternità.

In un mito alternativo, si narra che Zeus s’innamorò del giovane e lo portò sull’Olimpo per averlo sempre vicino.

La venuta tra gli dei di Ganimede non fu gradita ad Ebe (figlia di Zeus ed Era), che si vide sostituita nel suo ruolo di coppiere, ma fu sgradita soprattutto ad Era, sia per l’offesa arrecata alla figlia che per gelosia nei confronti della nuova fiamma di Zeus.

Ogni tensione fu comunque sedata da Zeus che glorificò Ganimede collocandolo tra le stelle.

 


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